
In Soft Strategy, le soluzioni tecnologiche e l’innovazione non sono solo obiettivi: sono un metodo, un’attitudine, una cultura condivisa. L’intervista a Daniele Vadruccio.
Ogni progetto è un’opportunità per creare Soluzioni tecnologiche su misura, capaci di rispondere a sfide complesse e in continua evoluzione. In questa intervista, Daniele Vadruccio – Project Manager nell’area Technology – racconta cosa significa lavorare in un contesto dinamico, dove il lavoro di squadra, la crescita delle persone e l’attenzione alla qualità fanno la differenza. Dal mondo dei trasporti alla gestione dei processi digitali, uno sguardo concreto su come Soft Strategy accompagna la trasformazione tecnologica dei suoi clienti.
Raccontaci di te e delle Soluzioni tecnologiche che segui in Soft Strategy
Sono Daniele Vadruccio e in Soft Strategy ricopro il ruolo di Project Manager nell’area Technology. Mi occupo principalmente di sviluppi custom, di Soluzioni tecnologiche per il settore trasporti. Il mio lavoro consiste soprattutto nell’intercettare i bisogni del cliente e proporre Soluzioni tecnologiche che possano migliorare i loro processi o creare strumenti utili, ad esempio, per l’esperienza di viaggio.
Il Project Manager ha un’esposizione sia verso il cliente sia verso il team interno: coordino sviluppatori con competenze differenti, cercando di valorizzarle e armonizzarle. Una frase che ripeto spesso alla mia squadra è: “Se lavoriamo bene, lavoriamo meno, siamo più felici e otteniamo risultati migliori.” Cerchiamo di mettere qualcosa di nostro anche nel lavoro degli altri, per ridurre le distanze e lavorare in sinergia. In sintesi, il mio compito è risolvere problemi – sia lato cliente sia lato sviluppo.
Ci parli di un progetto legato alle soluzioni tecnologiche che ti ha particolarmente coinvolto?
Uno dei progetti più importanti a cui stiamo lavorando è attivo da quasi due anni e non siamo ancora a metà: si tratta della riscrittura completa di un sistema di gestione e pianificazione del traffico ferroviario su scala nazionale.
La sfida maggiore è la gestione di un team numeroso e variegato: ci occupiamo di analisi, sviluppo back-end e front-end, database, interazione con clienti e fornitori. È un progetto complesso e impegnativo, ma anche molto gratificante. La cosa più bella? Vedere crescere il gruppo. Ragazzi entrati come stagisti ora insegnano agli altri: sono diventati esperti grazie alla possibilità di focalizzarsi su un prodotto concreto. In un settore ad alto turnover, vedere qualcuno decidere di restare è una grande soddisfazione.
Come sei arrivato a questo ruolo, considerando che hai una formazione in fisica nucleare?
È stato un percorso non semplice, ma molto formativo. Prima di entrare in Soft Strategy ho lavorato otto anni all’estero, di cui quattro proprio come fisico, in contesti internazionali con migliaia di collaboratori.
Questo mi ha dato una visione ampia dei diversi modi di lavorare. In Soft Strategy ritrovo un ambiente internazionale, dove il rapporto tra colleghi è orizzontale: ci chiamiamo tutti per nome, e le decisioni si prendono insieme, anche se qualcuno ha l’ultima parola. Ho imparato che anche un neolaureato può avere un’intuizione che cambia il corso di un progetto.
La mia formazione in matematica mi è tornata utile soprattutto per la parte di management e previsioni. E poi c’è il problem solving: nella ricerca non sai mai dove finisci, e spesso devi risolvere problemi causati da soluzioni precedenti. Questo bagaglio è ancora oggi molto utile.
Da dove nasce il tuo interesse per l’informatica?
Ho sempre avuto passione per l’informatica, fin da piccolo. Durante il mio percorso accademico, mi sono trovato a lavorare su una materia priva di strumenti analitici disponibili: abbiamo dovuto creare il software da zero per fare le analisi. Questa esperienza mi ha fatto scoprire quanto sia stimolante creare soluzioni. A volte mi sento come un inventore: creiamo cose nuove, o reinventiamo Soluzioni tecnologiche già esistenti senza saperlo. È questo il bello della tecnologia – ti dà la possibilità di inventare ogni giorno qualcosa di nuovo.
Che consiglio daresti a chi vuole diventare Project Manager? E a chi si trova in difficoltà in questo percorso?
Innanzitutto: non farlo, a meno che tu non sia davvero convinto! Scherzi a parte, è fondamentale trovare il proprio metodo. Io ho avuto la fortuna di imparare da molti colleghi esperti, tutti diversi tra loro, e ho cercato di osservare e capire quale approccio funzionasse meglio per me. Il Project Manager lavora con le persone: clienti, team, technical leader, architetti di soluzione. È importante non snaturarsi e trovare un modo autentico di relazionarsi, rimanendo se stessi in un contesto molto complesso.
A chi si trova in difficoltà direi «La tecnologia è come inventare»: sai dove vuoi arrivare, ma non sai come. A volte la strada è chiara, altre volte bisogna “gironzolare”. E va bene così. Perché mentre esplori, potresti trovare un’idea utile più avanti. Non mi sento perso quando non ho un obiettivo immediato, perché mantengo la mente aperta. E spesso da una deviazione nascono intuizioni preziose.
Soluzioni tecnologiche e soft skills: quali competenze ti sono state più utili?
Le soft skills. Le competenze tecniche si imparano: nella nostra business unit siamo in 150, con persone che lavorano nel settore da decenni. C’è una grande collaborazione interna, e qualcuno pronto a darti una mano non manca mai. Ma ciò che fa la differenza è la determinazione. Avere una visione chiara e la volontà di raggiungerla è ciò che ti salva nei momenti difficili. Che si tratti di dialogare o avere l’intuizione giusta, l’importante è non perdere il focus sul risultato.
Soluzioni tecnologiche e progetti: preferisci lavorare in modalità Agile o Waterfall?
Dipende dal contesto. Ho lavorato in modalità Agile, Waterfall e ibride. La scelta dipende molto dalla chiarezza dei requisiti e dal tempo a disposizione. Se un cliente ha le idee chiare, puoi gestire il progetto in un certo modo. Ma nel 90% dei casi, le idee si evolvono. Serve flessibilità, capacità di anticipare i bisogni e guidare il cliente nella definizione della soluzione.
Qual è stata, in Soft Strategy, l’esperienza più gratificante per te e il miglior consiglio ricevuto?
Il primo progetto che ho seguito da Project Manager, ed è andato bene. Il feedback positivo è arrivato dal cliente, dal fornitore, dal direttore, dall’ex project manager e dalla mia squadra. È stato ciò che mi ha spinto a continuare su questa strada. All’inizio impari seguendo, poi inizi a proporre qualcosa di tuo. E quando raggiungi un risultato condiviso da tutti, capisci che è la strada giusta.
Il migliore consiglio che ho ricevuto? Fare le domande giuste. Le risposte si trovano, ma senza la domanda giusta, rischi di andare nella direzione sbagliata. Una volta abbiamo assunto una stagista senza esperienza, che si è rivelata straordinaria nella progettazione delle UI. Nessuno se lo aspettava. È bastata una riunione per scoprirlo. Le domande aprono possibilità: è la lezione più preziosa che ho ricevuto e che trasmetto volentieri.
Se dovessi descrivere il tuo lavoro con un hashtag, quale sarebbe?
#MontagneRusse. Ogni giorno inizia con un piano e finisce in tutt’altra direzione. Seguo progetti a stadi diversi, alcuni appena partiti, altri quasi conclusi. È una corsa continua, ma anche molto divertente.
Cosa fai quando ti trovi davanti a un problema difficile da risolvere?
Faccio un passo indietro. È un approccio che ho imparato dalla fisica: cambia prospettiva, guarda il problema da lontano, prova a generalizzarlo. Spesso la soluzione arriva proprio da lì.
Qual è la skill più sottovalutata nel Project Management?
Saper fare i conti. È la base del nostro lavoro, ma proprio per questo spesso viene data per scontata. Se non pianifichi bene, rischi di finire il budget prima del progetto. La parte economica è cruciale: gestire bene le risorse vuol dire anche garantire la sostenibilità del lavoro.
Perché consigli di lavorare in Soft Strategy?
Perché è un ambiente stimolante e gratificante. Lavoriamo su progetti diversi, con tecnologie diverse, e c’è una forte attenzione alla formazione e alla crescita personale. La consulenza può essere frenetica, ma per chi ama variare è l’ideale. Ogni persona si sente realizzata e valorizzata. Qui la squadra è tutto: lavoriamo insieme per un obiettivo comune, senza compartimenti stagni. È qualcosa che difficilmente ho trovato altrove.
Se dovessi descrivere Soft Strategy con una parola?
«Squadra». Non ho mai trovato un senso di squadra così forte, né in Italia né all’estero. Ognuno ha il suo ruolo, ma lavoriamo tutti con lo stesso obiettivo. Questo fa davvero la differenza.