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Lavorare in consulenza: tra sfide e crescita personale

lavorare in consulenza

Esperienze, approccio e competenze che definiscono il valore di lavorare in consulenza.

Cosa significa lavorare in consulenza? Lo raccontiamo con le parole di Ludovica Funicella, Business Analyst in Soft Strategy, che in questa intervista condivide la sua esperienza fatta di dinamismo, apprendimento continuo e crescita sul campo. Un percorso che mette al centro la proattività, la qualità del lavoro e il valore delle relazioni professionali.

Raccontaci chi sei, di cosa ti occupi in Soft Strategy, il tuo ruolo e le funzioni che svolgi oggi.

Sono Ludovica Funicella e faccio parte di questa realtà da quasi un anno e mezzo, lavoro come Business Analyst nell’area Consulting. Fin dall’inizio ho trovato un ambiente stimolante e collaborativo, con colleghi sempre disponibili al confronto.

Il mio ruolo è dinamico e mi permette di affrontare progetti complessi e stimolanti in contesti sempre diversi. In questo tempo sono cresciuta molto, sia sul piano tecnico che personale, sviluppando autonomia, orientamento ai risultati e un approccio sempre più solido. Ho approfondito le metodologie utile per lavorare in consulenza, le tecniche di analisi e, più in generale, i processi aziendali, imparando a prendere decisioni anche in contesti sfidanti.

Cosa ti piace di più di questo lavoro?

Quello che apprezzo di più è il rapporto con i colleghi: l’ambiente è collaborativo e stimolante fin dal primo giorno. Il mio ruolo è dinamico e mi consente di lavorare su progetti diversi, acquisendo competenze sempre nuove. Rispetto al passato, qui ho trovato spazio per imparare davvero, ogni giorno.

Hai rapporti diretti con i clienti? Come li gestisci?

Sì. Anche se il rapporto diretto con i clienti finali è in genere gestito dai colleghi più esperti, negli ultimi tempi ho acquisito più autonomia e ho instaurato anch’io un rapporto diretto con loro. Quando si lavora con qualità, il dialogo nasce in modo naturale. I clienti apprezzano la proattività e preferiscono un chiarimento in più piuttosto che un risultato fuori target.

Tre aggettivi con cui spiegheresti cosa significa lavorare in consulenza?

Dinamico. Proattivo. Attento.  Lavorare in consulenza significa affrontare contesti sempre diversi, quindi è difficile dare regole valide per ogni situazione. Ma una cosa è certa: servono proattività, attenzione ai dettagli, attenzione, voglia di fare e la capacità di mettersi in gioco.

È fondamentale porsi domande. I dubbi, se affrontati nel modo giusto, aiutano a crescere. Nessuno nasce imparato, e per lavorare in consulenza è proprio la curiosità il punto di partenza.

Hai un progetto preferito?

Credo che ogni progetto abbia qualcosa da insegnare. Alcuni sicuramente ti lasciano più strumenti, ma in generale “tutto fa brodo”, come si dice. Bisogna essere bravi a cogliere ogni occasione di apprendimento, anche dalle esperienze più semplici o brevi. Ogni progetto può insegnarti qualcosa, se sai guardare nella giusta direzione.

Per te, cosa significa davvero qualità nel lavorare in consulenza?

Lavorare in consulenza con qualità significa essere meticolosi, curare ogni dettaglio e consegnare un prodotto completo, ben fatto, e — se possibile — anche innovativo.

La vera differenza sta nel fare un passo in più: aggiungere valore anche quando il cliente non lo chiede esplicitamente. È lì che si riconosce il valore aggiunto del lavoro.

Cosa significa per te lavorare in Soft Strategy e quale contributo pensi di portare?

Per me lavorare in Soft Strategy significa crescere in un ambiente collaborativo e dinamico. Cerco di trasmettere ciò che imparo anche agli altri, condividendo esperienza e metodo. Credo molto nel valore della condivisione: far crescere chi ti sta accanto è, a mio modo di vedere, una parte fondamentale del contributo che posso dare.

Quindi cerchi di dare l’esempio, trasmettendo ciò che hai imparato?

Sì, credo molto nel valore della formazione, soprattutto nelle fasi iniziali. Condividere ciò che si impara permette di costruire basi solide e lavorare meglio, evitando che certi errori si ripetano.

Nell’azienda in cui ho lavorato in precedenza ho sentito la mancanza di questo tipo di supporto: spesso mancava il tempo o la volontà di spiegare. Per questo oggi, in Soft Strategy, mi impegno a offrire agli altri ciò che lì non ho ricevuto. Vedere una persona che ho affiancato diventare autonoma è una soddisfazione vera.

C’è un errore che hai fatto ma da cui hai imparato molto?

Sì, durante la fase iniziale può capitare di sbagliare anche in cose apparentemente semplici. Ricordo, ad esempio, un’email troppo formale inviata a un cliente con cui avevamo già un rapporto consolidato: era fuori tono. Sono dettagli che fanno la differenza. Col tempo impari a modulare il linguaggio e ad adattarti al contesto. Anche da questi piccoli episodi si impara molto. Sono competenze di base, ma essenziali, che ti porti dietro ovunque e che impari ad adattare a ogni contesto.

C’è un mito sul lavorare in consulenza che vorresti sfatare? Una di quelle cose che si dicono da fuori?

In realtà… quello che si dice non è completamente falso! Ma alla fine, posso dire che è un bel mondo. Io mi trovo molto bene, sicuramente perché è Soft Strategy a rendere tutto così positivo. Non so se ovunque sarebbe la stessa cosa.

Se dovessi descrivere Soft Strategy con una sola parola?

Qualità.

Dal racconto di Ludovica emerge una visione autentica e concreta di cosa significhi lavorare in consulenza: non solo un percorso di crescita tecnica e professionale, ma anche un’esperienza fatta di relazioni, condivisione e responsabilità. La sua testimonianza conferma quanto contino la cura del dettaglio e la volontà di far crescere anche chi ci sta accanto. Valori che, in Soft Strategy, trovano spazio per trasformarsi in competenze e in cultura aziendale.