
Michele Mastrella racconta l’evoluzione della Business Unit Technology di Soft Strategy: un approccio fondato su competenze, dati, intelligenza artificiale e capacità di execution
La tecnologia evolve oggi più rapidamente che in passato. Intelligenza artificiale, dati, automazione e nuovi modelli infrastrutturali stanno ampliando le possibilità a disposizione delle organizzazioni, rendendo allo stesso tempo più articolate le decisioni che aziende e istituzioni sono chiamate a prendere. In questo scenario, il vantaggio competitivo dipende sempre meno dalla semplice disponibilità di una tecnologia e sempre di più dalla capacità di comprenderne il valore, integrarla efficacemente nei processi e governarne l’evoluzione nel tempo.
È da questa prospettiva che Michele Mastrella, Direttore Generale della business unit Technology di Soft Strategy, interpreta la trasformazione digitale. Una visione maturata attraverso 30 anni di esperienza nel settore ICT, di cui gli ultimi dieci all’interno di Soft Strategy. Il direttore sostiene che, nelle progettualità complesse delle grandi organizzazioni, l’innovazione deve coesistere con affidabilità, continuità operativa e sicurezza.
Le tecnologie sembrano diventare sempre più accessibili. Quanto rimane centrale il know-how?
Fondamentale, oggi ancora più di prima. Alcune tecnologie sono diventate più semplici da utilizzare. L’esperienza dell’utente migliora, gli strumenti diventano più intuitivi e i tempi necessari per accedere a determinate funzionalità si riducono. Dietro questa semplicità, però, la complessità continua a crescere. Il know-how serve a governare questa complessità e a trasformare l’applicazione della tecnologia in risultati concreti.
Scegliere una soluzione perché è nuova o particolarmente evoluta ha poco significato se quella scelta non produce un miglioramento concreto per l’organizzazione. Il nostro lavoro consiste quindi nel trovare un equilibrio. Da una parte innovazione, cambiamento e capacità di cogliere le opportunità offerte dal mercato; dall’altra standardizzazione, affidabilità, sicurezza, sostenibilità nel tempo. È all’interno di questo equilibrio che le tecnologie esprimono realmente la loro utilità.
Quali cambiamenti stanno incidendo maggiormente sulle strategie tecnologiche delle aziende?
L’intelligenza artificiale generativa è certamente il fenomeno che oggi catalizza maggiormente l’attenzione. La richiesta da parte del mercato è molto forte e sta progressivamente coinvolgendo aree sempre più ampie delle organizzazioni. Ci sono però trasformazioni altrettanto importanti in atto come ad esempio la modernizzazione dei sistemi. Molte aziende hanno ripensato le applicazioni e le infrastrutture costruite anni fa, con l’obiettivo di renderle più flessibili, scalabili e capaci di dialogare con ecosistemi sempre più complessi.
Chi non ha già intrapreso questo percorso si troverà ad affrontare il tema nel breve periodo. In alcuni casi la risposta può essere una soluzione già disponibile sul mercato; in altri è necessario costruire percorsi personalizzati. I dati continuano a rappresentare una delle risorse più importanti da preservare e valorizzare nei processi di evoluzione architetturale e applicativa. Quando la quantità di informazioni prodotte dalle organizzazioni cresce si rende indispensabile la capacità di organizzarle, renderle affidabili e utilizzarle per prendere decisioni migliori.
Di pari passo con l’evoluzione architetturale e applicativa abbiamo una forte attenzione ai temi dell’integrazione. Una delle grandi sfide della trasformazione digitale è permettere a sistemi nati in momenti diversi, con logiche diverse, di comunicare tra loro. Dati, modernizzazione, sicurezza e automazione acquistano valore quando vengono letti come parti di un unico disegno.
Il GIS è una competenza che accompagna Soft Strategy da diversi anni. Come si è evoluta?
Abbiamo iniziato molto tempo fa scegliendo di costruire un team specializzato in questo ambito. Una delle prime e più importanti sfide si è presentata in ambito ferroviario dove abbiamo lavorato intensamente sui temi di rappresentazione geospaziale di asset infrastrutturali complessi ed estremamente numerosi. Grazie alle competenze tecnologiche e a una profonda conoscenza dei domini applicativi siamo riusciti a portare il nostro know-how anche in altri mercati. Pensiamo, ad esempio, alla manutenzione di una grande infrastruttura: conoscere la distribuzione degli asset ma anche le loro relazioni consente di pianificare gli interventi con maggiore precisione, coordinare meglio le risorse e intervenire in modo più efficace.
Questa esperienza ci ha portato ad approfondire i temi dell’efficientamento e della gestione digitale dei processi di manutenzione relativi alle attività svolte sul campo da tecnici e operatori. Abbiamo quindi creato una struttura complementare al GIS, specializzata nel Field Service Management. Progettiamo e realizziamo soluzioni per la pianificazione e l’assegnazione degli interventi, la gestione delle risorse, il tracciamento delle attività, la raccolta dei dati sul campo, la consuntivazione e la reportistica. Una competenza nata da esperienze tecnologiche verticali e diventata progressivamente una capacità di livello enterprise, a supporto dei processi di installazione, manutenzione, ispezione e pulizia.
In un mercato molto competitivo, cosa distingue l’approccio di Soft Strategy?
Prima di tutto credo nella relazione di fiducia che riusciamo a stabilire con i nostri clienti. L’evoluzione delle attività progettuali può passare attraverso fasi estremamente complesse. Può capitare, ad esempio, che il cliente abbia la necessità di anticipare una milestone importante. In questi casi tutta l’organizzazione si attiva rapidamente per comprendere l’esigenza e individuare una soluzione compatibile con i nuovi vincoli di pianificazione. In altri casi, se abbiamo la convinzione che il cliente stia affrontando un percorso troppo complesso o che esista una soluzione più efficace per raggiungere lo stesso risultato, proponiamo soluzioni alternative.
Essere un supporto attivo e propositivo per il cliente, anche e soprattutto nei momenti complessi e difficili, è un elemento che ci distingue. Tale approccio è reso possibile anche dalle competenze multidisciplinari che mettiamo in campo. La business unit Consulting ha una forte competenza sui processi e sull’organizzazione, mentre la business unit Technology è focalizzata sulla progettazione e sulla realizzazione delle soluzioni. Siamo in grado di comprendere i fabbisogni dei clienti da molteplici punti di vista ed essere un reale supporto lungo tutto il percorso progettuale costruendo, in questo modo, una risposta realmente su misura.
La nostra ampia competenza ci permette inoltre di mantenere un approccio molto pragmatico nei confronti delle soluzioni tecnologiche. Non siamo vincolati alla necessità di sostenere una singola piattaforma o un unico paradigma: possiamo ragionare su ciò che riteniamo più efficace per quel cliente, in quel contesto e in quel preciso momento.
In un’area ad alta specializzazione quanto contano le persone?
Sono determinanti. La competenza tecnica è la base del nostro lavoro ma i progetti di oggi richiedono anche una forte capacità di collaborare, comunicare e assumersi responsabilità all’interno di una squadra. Le metodologie con cui lavoriamo prevedono un confronto continuo e il risultato dipende dalla capacità delle persone di mettere insieme competenze e tecnologie differenti e complementari. Cerchiamo di preservare un elemento che considero essenziale nel mondo Technology: la passione, che porta le persone ad approfondire, sperimentare e cercare nuove strade.
In questo contesto uno dei compiti dei nostri manager è alimentare la passione nel rispetto delle necessità progettuali. Investiamo molto sull’affiancamento tra persone junior e professionisti con maggiore esperienza, sulle Academy, sulla formazione verticale e sulle certificazioni. Ogni anno un numero significativo di persone della nostra struttura consolida formalmente le proprie competenze attraverso percorsi di certificazione. È importante creare un ambiente nel quale le persone abbiano la possibilità di continuare a evolvere.
Qual è il principale ostacolo che vedi oggi nei percorsi di digitalizzazione?
Spesso gli ostacoli sono di natura culturale o normativa. La tecnologia offre soluzioni estremamente ampie e talvolta raggiunge un livello di maturità superiore alla capacità delle organizzazioni di recepirla. Digitalizzare significa anche modificare abitudini, processi, responsabilità e modelli decisionali. È un cambiamento molto più ampio rispetto all’introduzione di un nuovo strumento.
Ad esempio, lavorando con la Pubblica Amministrazione, analizziamo processi che, dal punto di vista strettamente tecnologico, potrebbero essere fortemente automatizzati ma, di rimando, gli adempimenti normativi impongono modelli di controllo, responsabilità e validazione specifici. La capacità tecnologica, da sola, non determina quindi la velocità della trasformazione. Occorre costruire le condizioni organizzative, culturali e normative perché quella tecnologia possa produrre realmente valore.
Guardando a questi anni, cosa ti rende maggiormente orgoglioso della business unit Technology?
In questo periodo sono cambiate le dimensioni della struttura, i progetti, le competenze e i contesti operativi. Abbiamo affrontato sfide complesse raggiungendo risultati importanti. Siamo riusciti a crescere mantenendo un forte senso di squadra e di appartenenza. Mi rende orgoglioso entrare in ufficio e vedere persone che hanno piacere di lavorare insieme, confrontarsi e condividere uno spazio. In un settore estremamente dinamico e talvolta volatile abbiamo costruito una struttura nella quale le persone rimangono, crescono e si riconoscono nel gruppo.
Abbiamo fatto molto ma abbiamo ancora molti risultati da raggiungere.
Soft Strategy in una parola?
Presenza.
Presenza per i clienti ai quali offriamo competenze, responsabilità e capacità di affrontare trasformazioni sempre più articolate anche nei momenti più complessi; per le persone che lavorano nell’azienda, che possono fare affidamento su un’organizzazione stabile e ben strutturata; infine, ma non meno importante, per i partner con i quali costruiamo relazioni e progettualità che durano nel tempo.